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Ringrazio la Paola di Trst per questa dritta. Beccatevi Place Stanislas, una delle più belle piazze del mondo, patrimonio dell’Unesco. Anche in questo caso mica bruscolini…
Era un pò che volevo parlavi di Placieux, la mitica residenza universitaria che mi ospita da ormai sei mesi. Prima di tutto un pò di numeri: tre bâtiment, 886 camere, una quarantina di placche elettriche (ovvero le cucine), due lavatrici, due asciugatrici, una sala informatica, una biblioteca e quattro tavoli da ping-pong. Nel mio couloir bazzicano più o meno una trentina di persone, davanti alla mia porta ci sono almeno sempre dieci persone perchè è il punto in cui il wifi prende meglio.
I miei vicini sono l’invisibile Hulk, giuro mai visto, che sento solo in alcuni momenti di sconforto durante i quali emette lo stesso straziante urlo del verdastro eroe, a volte invece picchia la porta, però quando è felice si diverte a sbatacchiare la sua ragazza da un angolo all’altro della stanza. Povera lei! Per ovvi motivi io e Keyta abbiamo deciso di non approfondire i motivi del suo disagio.
Keyta è un ragazzo del Camerum, che sta facendo la specialistica in sanità pubblica, è tanto simpatico e ha tanti tantissimi amici. Questi tanti tantissimi amici lo vengono sempre tanto tantissimo a trovare. E così io mi ritrovo la curva delle acque minerali in camera e l’ombelico di Shakira che mi bussa alla porta. Yuppieeee ! Corona il terzetto Alì, il principe arabo, quasi ingegnere, che dopo che la Giu e la Lu sono state mie ospiti per due notti, mi ha chiesto con la bava alla bocca “ma le tue amiche non dormono ancora con te?”.
Et les filles dove sono ? Nel corridoio siamo solo tre, ma poi appunto ci sono le amiche, tante tantissime, di Keyta ed ovviamente la panciuta Shakira. Insieme abbiamo iniziato una lunga raccolta fondi per procurare delle protesi a tutti quei disgraziati che non riescono a tirare l’acqua in bagno, che dire, w il camping!
Alla fine non ho resistito, voilà mon blog!
In realtà quello che stavo aspettando era il titolo, poi ieri in tram il ragazzo vicino a me aveva un vestito blu ed io ho pensato che doveva essere per forza in fresco di lana. Mi sono ricordata quando a Varese mia nonna tirava fuori un vestito dall’armadio, lo spazzolava e lo passava a mio nonno dicendogli “questo lo puoi portare ora, è in fresco di lana, va bene sempre”.
Ecco i jeans si mettono, il frescodilana si porta a spasso per Nancy e la Francia.



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